Come è fatta la pianta e le sue parti.

Impariamo com’è fatta una pianta e soprattutto le funzionalità dei suoi rami, per saperli riconoscerli durante la potatura.

E’ tradizione coltivare nei giardini piante arboree e da frutto anche per il solo scopo ornamentale. Anche per chi se la cava già bene di suo nel giardinaggio grazie alla praticità acquisita sul campo, a volte è alla ricerca di alcune nozioni teoriche per ampliare le proprie conoscenze di coltivazione. In questo articolo andiamo a conoscere a pieno le piante e come sono fatte. Sappiamo sicuramente tutti che una pianta è formata da radici, tronco, rami, foglie, fiori e frutti, ma non tutti ne conosciamo le caratteristiche e le funzioni, soprattutto dei suoi diversi rami. Andiamo ad impararlo di seguito, dove approfondiremo le ramificazioni che si suddividono in più parti con diverse dimensioni e menzioni. Ogni ramo ha nomi diversi e caratteristiche diverse, è fondamentali riconoscerli, sia per migliorare le operazioni di potatura, sia per mantenere la pianta produttiva per diversi anni. Bene, ora proseguiamo.

Le parti della pianta: radici e tronco.

Partiamo dalla base, le radici che svolgono la funzione di fissare la pianta al suolo e di assorbire l’acqua e le sostanze nutritive del terreno e dei concimi, che verrano poi trasportate al resto della vegetazione. Si distinguono in principali, secondarie e terziarie. Da quest’ultime si sviluppano radichette di dimensioni più piccine e dotate di peli radicali, coloro che svolgono la funzione di assorbimento.

Il tronco è la parte della pianta che unisce e mette in comunicazione le radici e la chioma. La sua funzione principale è il sostegno ma ne svolge un’altra di pari importanza: il transito delle sostanze nutritive verso le parti aeree della pianta. L’interno del tronco è formato da anelli che ne determinano l’accrescimento e lo spessore; il conteggio di quest’ultimi consente di risalire all’età della pianta.

Le piante, i rami e le loro funzioni.

I rami sono prolungamenti del tronco e prendono origine dalle gemme a legno. Ogni anno si allungano ed a loro volta producono nuovi rami e nuove gemme. I rami che formano l’ossatura della chioma sono chiamati branche primarie, si sviluppano direttamente dal tronco. Da questi prendono origine le branche secondarie e terziarie o da frutto e cosi via. Tutti i rami sono provvisti di gemme apicali, quelle in punta, e di gemme latenti o dormienti, che possono germogliare quando la pianta subisce un danno, o rimanere tali per diversi anni. Le gemme solitamente si sviluppano in corrispondenza dei nodi e difiniscono i rami a secondo del tipo di gemme su di essi. Si definiscono rami da frutto se provvisti di gemme a fiore, quelle dalla forma tondeggiante; a legno se portano gemme a legno, quelle che danno origine a foglie e germogli che nel crescere diventeranno altri rami; misti se portano entrambi i tipi di gemme. I rami misti si riconoscono dalla notevole lunghezza che possono raggiungere durante al fase vegetativa.

Rileggi attentamente il paragrafo sopra perché imparare la tipologia dei rami, riduce i rischi di gravi errori durante gli interventi da potatura. Ad esempio il pesco fruttifica su rami misti, quindi in tal caso si dovranno fare interventi mirati. Inoltre vi sono presenti altri rami di dimensioni ridotte, che si sviluppano lungo le branche principali e secondarie, vediamo successivamente i loro nomi e le loro funzioni.

Brindillo:

Lo troviamo sia nelle Pomacee (Pero, Melo, Cotogno, Nespolo comune e giapponese, Limone, Mandarino ecc.) che nelle Drupacee (Pesco, Albicocco, Prugno, Susino, Olivo) e si presenta come un sottile ramo di appena un anno di età e lungo solamente una decina di cm o poco più. Lungo il brindillo delle Pomacee sono presenti solo gemme a legno, tranne una vigorosa gemma mista in punta. Nelle Drupacee, il brindillo, è formato da numerose gemme a fiore mentre in punta presenta una gemma a legno. Producono facilmente sui brindilli l’ Albicocco, il Pesco, il Susino ed anche il Pero.

Dardo:

Il dardo è un rametto lungo circa 2-3 cm con una gemma mista in punta. Esistono diversi tipi di dardi: fiorieri, spinosi e vegetativi e sono rametti presenti sia nelle Pomacee che nelle Drupacee. Nelle Drupacee i dardi diverranno produttivi al terzo anno di età, sviluppando corone di gemme a fiore ben visibili a primavera, soprattutto nell’Albicocco, Susino e Ciliegio (i così conosciuti come mazzetti di maggio). I dardi crescono anno dopo anno soltanto di pochi millimetri, ma son capaci di produrre fino a 30 anni consecutivi, infatti, non vanno mai esportati durante la potatura.

Lamburda e borsa:

La lamburda è un rametto molto simile al dardo, caratteristico delle Pomacee e si presenta con un’unica gemma mista in punta, ricca di foglie. Diventa produttiva al secondo anno d’età e con il passare del tempo si trasforma in borsa. La borsa è un ingrossamento tipico nelle Pomacee. E’ un rametto che inizialmente è lungo pochi cm, al terzo anni di età da origine a dardi e brindilli. La borsa è riconoscibile sia per via della forma ingrossata, sia per via della forma a zampa di pollo che assume con il passare degli anni.

Polloni e succhioni.

Il pollone è un ramo che si origina alla base del tronco, oppure si sviluppa da gemme poste sulle radici. Con il tempo sono in grado di formare un cespuglio alla base della pianta che detrae energie all’albero stesso. Non ha alcun vantaggio produttivo se non quello di utilizzarli come materiale da riproduzione per moltiplicare la specie. In ogni caso vanno eliminati con la potatura. I succhioni sono rami molto vigorosi, generalmente a legno e prendono origine da una gemma posta sul tronco o su di una branca. Generalmente crescono velocemente verso l’alto; sottraggono energie alla pianta stessa e quindi, salvo casi particolari, vanno eliminati durante il periodo vegetativo. I succhioni, se piegati in modo opportuno, a volte possono servire per riempire una parte della chioma vuota e danneggiata.

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