Violetta africana, tanti modi per moltiplicarla.

Che bella la violetta africana! Se coltivarla è semplice, moltiplicarla lo è altrettanto per via della loro versatilità. La violetta africana, scientificamente chiamata Saintpaulia ionantha, è una pianta estremamente semplice da coltivare che dona un meraviglioso decoro agli ambienti domestici. Eleganza è l’aggettivo che gli si addice più di altri, in quanto il fascino dei suoi fiori non è il solo a mettersi in risalto, perchè a completare il caratteristico quadretto botanico, saranno le sue foglie. A forma di cuore e carnose, spuntano direttamente dalle radici ed abbracciano la generosa fioritura. La violetta africana è una pianta perenne che ama vivere in ambienti temperati, infatti se coltivata in casa riesce a fiorire per più stagioni, in diversi periodi all’interno dello stesso anno e per molti anni. Infatti per ovvi motivi, è consigliato coltivarla in vaso. Ma se la coltivazione della Saintpaulia risulta essere semplice anche al giardiniere meno esperto, moltiplicarle è allo stesso modo facilissimo. La violetta africana ci darà l’opportunità di scegliere una delle seguenti tecniche, che andremo a vedere proseguendo l’articolo. Moltiplicare la violetta africana, divisione dei cespi. La Saintpaulia spesso forma dei cespi talmente densi che tende ad occupare tutto lo spazio a disposizione del vaso che la contiene. Siamo fortunati, la divisione dei cespi è uno dei metodi di moltiplicazione più semplice che esista. Nel periodo primaverile, fino ad inizio estate, possiamo svasare la pianta, operazione che in questo caso va fatta anche se non intenzionati a moltiplicarla, e dividere delicatamente il cespo della pianta a metà. In questo modo otterremo due porzioni di violetta africana, aventi il pane di terra con le radici, pronte da rinvasare in vasi singoli e nel nuovo terreno. Nel blog abbiamo trattato in modo più approfondito la divisione dei cespi e potrai leggerlo cliccando il link in blu. Talea di foglia, in acqua ed in terra. La Saintpaulia ionantha si può riprodurre con ottimi risultati anche per via della talea di foglia, in acqua o in terra. Se vuoi approfondire l’argomento: talea di foglia, clicca il link in blu oppure proseguiamo l’articolo. Talea di foglia in acqua: Con un coltello pulito e disinfettato con della candeggina, vai a prelevare una foglia con tutto il picciolo, lungo circa 4 cm. Dalla stessa pianta si possono prelevare più talee, preferendo le foglie laterali e completamente sviluppate della violetta. Quelle più giovani, che si sviluppano nella parte più interna della pianta, tendono a marcire con facilità. Riempi un contenitore di acqua, potresti scegliere un barattolo di vetro, un contenitore di plastica o qualcosa del genere, fino a circa 1/2 cm dal bordo. Applica alla superficie del contenitore una copertura di carta alluminio o cartoncino, forando il materiale con un arnese appuntito, facendo fori della dimensione precisa del picciolo della o delle foglie prelevate. Quindi inseriamo la talea di foglia nel foro facendo in modo che il picciolo entri in contatto con l’acqua per circa un centimetro, non di più per evitare marciumi. Se il contenitore verrà messo in un luogo non troppo caldo ed a mezz’ombra, dopo qualche giorno si svilupperanno le prime radici. A questo punto, potrai trasferire la futura piantina in un vasetto con del terriccio per piante da interno. Talea di foglia in terra: Moltiplicare la violetta africana con la talea di foglia in terra, è semplice ma ci vuole poca più dimestichezza confronto a quella precedente in acqua. Si prelevano le foglie laterali della pianta e si accorcia il picciolo a 2/3 cm. Prepariamo un vasetto con torba e sabbia, che ricordiamo essere un terriccio appositamente miscelato ed adatto alla moltiplicazione, e piantiamo le talee o la talea a circa un centimetro di profondità. Pressare bene il substrato intorno al picciolo facendolo aderire meglio ed annaffia molto delicatamente a pioggia. Meglio coprire il tutto con dei sacchetti di plastica trasparente o in serra (se avete), per limitare l’evaporazione. (Guarda qui un terriccio adatto alle talee) La temperatura va mantenuta sui 18-24 °C e dopo diversi giorni si formerà, prima il callo in corrispondenza del taglio e dopo circa 2-4 settimane cominceranno a svilupparsi le prime foglioline. Appena la piantina sarà abbastanza grande da aver sviluppato un buon apparato radicale, si potrà trapiantare nel vaso definitivo, con un substrato per piante da interno.

La margotta, impariamo come si fa.

La margotta è un altro metodo per moltiplicare piante che con un poco di esperienza, si può imparare per tranne vantaggio. Vediamo come si fa. La margotta, parente stretta delle talea con la differenza che si effettua direttamente sulla pianta che si vuole moltiplicare, è un metodo di propagazione che richiede un poco di praticità, ma eseguibile dopo vari tentativi ed esperienza. Si esegue maggiormente su piante che faticano a radicare una volta separata la vegetazione, ma la tecnica è utilizzabile anche per alcuni frutteti, agrumi come limoni, mandarini, aranci, melograni e piante da interno e tropicali. Trattasi sempre di un metodo di riproduzione asessuata che consente di clonare la pianta madre, senza asportare parti di vegetazione. Anche se spesso da maggiori garanzie della talea, la margotta non è fattibile per ogni specie di pianta. E’ un metodo di moltiplicazione che garantisce più sicurezza, ma comunque richiede più tempo ad ottenere una radicazione. Proseguiamo con l’articolo. Cosa significa fare una margotta. Fare una margotta significa, scegliere la pianta da moltiplicare tramite questo metodo ed indurre un ramo ancora attaccato alla pianta madre a immettere nuove radici. Ovviamente ciò avviene soltanto se nelle giuste condizioni. Il ramo scelto e precedentemente inciso, una volta a contatto con del terriccio e una giusta umidità, darà luogo alla formazione di nuove radici e quindi otterremo una nuova pianta, già di notevoli dimensioni. Il periodo migliore per effettuare margotte è a primavera inoltrata, da aprile a fine maggio, mentre per le piante da interno si può fare tutto l’anno. Il ramo verrà successivamente separato dalla pianta madre e poi messo a dimora. Il consiglio è quello di scegliere comunque un ramo ingombrante ed eliminabile, in modo da non rovinare la forma e l’aspetto della pianta madre, alla fine del procedimento. Vediamo quindi nel prossimo paragrafo tutti i dettagli. Come fare. Si sceglie un ramo ed un punto, poco sotto a un nodo fogliare, ma non troppo vicino ad una diramazione. Con l’ausilio di un coltello da innesto precedentemente ben pulito, si esegue prima un’incisione circolare sulla corteccia per tutto il diametro del ramo. Successivamente se ne esegue un’altra identica pochi centimetri sopra e parallelamente all’incisione precedente (come nell’immagine sopra). Sempre con l’aiuto del coltellino da innesto, va rimossa delicatamente la corteccia nel mezzo delle due incisioni, lasciando così il legno liscio e fresco (nudo e verde). Rimuovere la patina ed i residui di corteccia se rimasti. Sulla parte nuda del ramo, spennellare della polvere radicante (ormone radicante) che stimolerà la radicazione. Il passo successivo sarà quello di procurarci del materiale per creare un involucro ed avvolgere il ramo inciso, creando una specie di salsicciotto pieno di terra. Potrà esserci utile un telo scuro di plastica da giardinaggio o del materiale plastico adatto, trovabile in casa. Andremo ad avvolgere la margotta creando un manicotto o imbuto, legando momentaneamente il telo nella parte inferiore con della rafia. Dalla parte aperta (superiore) inseriamo un terriccio fine o torba mix a sabbia, riempendo l’involucro. Richiudere così anche la parte superiore sempre con la rafia, assicurandoci che la torba sia compatta ed aderisca bene all’incisione, e soprattutto che non fuoriesca dal salsicciotto. Prima di richiudere, meglio inumidire il terriccio, anzi vi consiglio di bagnare subito la torba e dopo inserirla nell’involucro. La margotta è completata! Ora l’unica accortezza sarà quella di bagnare con costanza la terra, aprendo e richiudendo per bene il manicotto. Il caldo primaverile ed un’umidità costante aiuteranno la radicazione, che solitamente avviene in 2/3 mesi, o poco più. Distaccare la margotta dalla pianta madre. La radicazione sarà il segno di successo della margotta. Ma prima di separarla dalla pianta madre, bisogna attendere la primavera successiva. Vediamo come fare. Il taglio va effettuato pochi centimetri sotto l’incisione effettuata al principio della margotta. Le margotte separate, andranno subito messe a dimora in un vaso con del buon terriccio fine e costantemente umido. Per aiutare il buon sviluppo della nuova pianta, meglio sorreggere il fusto con un tutore e posizionare la margotta in un luogo luminoso, al riparo dal vento. Non appena anche il vaso si è riempito del nuovo apparto radicale, procedete a rinvasare la nuova pianta in un vaso più grande e definitivo o in piena terra. Alcune piante così moltiplicabili. E’ una tecnica molto usata sui limoni, melograni ed Olivi, ma anche per specie come avocado e mango, dove si notano ottime possibilità di riuscita. Ecco un elenco di piante migliori da riprodurre per margotta. Pero – Ciliegio – Albicocco – Biancospino – Mandorlo – Melo – Camelia – Magnolia – Ficus – Rosa – Glicine – Rododendro – Edera.

Moltiplicare cactus e succulente.

Le piante grasse (cactus e succulente) sono relativamente facili da curare e da moltiplicare, vediamo come proseguendo la lettura di questo articolo. Siete tantissimi gli appassionati di questa tipologia di piante che spesso scatenano forme di collezionismo. Le varietà sono tantissime, facili da coltivare anche perché se posizionate dove loro gradiscono, richiedono sicuramente cure meno frequenti rispetto alle classiche ornamentali. Ma un errore, se proprio vogliamo chiamarlo errore, è classificare i cactus e le succulente un unico gruppo, anche se simili presentano delle differenze. I cactus appartengono alla famiglia delle cactacee dotati di areole dalle quali si sviluppano le spine, sotto forma di uncini aculei o lanugini. La maggior parte delle succulente invece, sono le piante con foglie carnose; tante sono le varietà tra cui le classiche piante d’appartamento. Il metodo più utilizzato per moltiplicare i cactus è la semina e la talea di fusto, mentre la talea di foglia viene maggiormente utilizzata per riprodurre le succulente. Ora proseguiamo e vediamo come fare. Talee di fusto. Le talee di questo genere di piante possono praticarsi tutto l’anno anche se la primavera e l’estate sono le stagioni migliori. Le raccomandazioni che teniamo a fornirvi sono sempre le solite. Anche se di facile esecuzione, è consigliato utilizzare un terriccio idoneo, un compost di torba e sabbia che trattenga un pò di umidità e sia ben areato. La talea appena eseguita e messa nell’apposito vasetto, va posizionata in un posto caldo e ombreggiato. La talea di fusto è uno dei metodi più utilizzati per le cactacee. Si recidono i fusti laterali intorno alla pianta, evitando di prenderli tutti dallo stesso lato. Con un bastoncino od un accessorio simile, si esegue un foro nel vaso prescelto e riempito con l’apposito terriccio, dove poi si inserisce la talea. Si compatta bene il terreno attorno alla porzione di fusto appena piantato e si bagna leggermente. Posizionate la futura piantina nel luogo sopra consigliato. Talee di foglie. La classica talea di foglia è il metodo vegetativo più utilizzato per riprodurre e moltiplicare cactus e succulente. Si prelevano con delicatezza alcune foglie vicine al fusto, evitando di lasciare monconi rovinando così anche l’aspetto della pianta. Con l’aiuto di un bastoncino si crea il foro dove poi interreremo la foglia prelevata in modo verticale. Per la Sansevieria la foglia si può dividere in più porzioni, interrandola rispettandone il verso. Si possono interrare più talee nello stesso vaso. Completata l’operazione si pressa il terriccio intorno alla foglia e si bagna delicatamente. Il vaso va posizionato in penombra ed al caldo; solo una volta che la talea ha attecchito possiamo spostare la nuova pianta in vasi singoli. Altre tipologie di talee per cactus e succulente. TALEE DI CLADODI: Cosa sono i cladodi? Sono false foglie, come ad esempio quelle del comune fico d’india, da cui si possono ricavare nuove piante grazie alla talea. Alcune cactacee come le Schlumbergera e gli Epiphyllum possono sviluppare radici da talee di cladodi. Si procede prelevando porzioni di falsa foglia di circa 3-6 cm di lunghezza e si interrano nel substrato adatto alla moltiplicazione, annaffiando leggermente. Nel giro di poche settimane si sviluppano le radici e compaiono le gemme con i nuovi germogli. DIVISIONE DI ROSETTE: Cosa sono le rosette? Alcune succulente come Echeveria o i Sempervivum formano attorno alla rosetta principale altre rosette laterali. Le rosette sono in genere quegli anelli di un insieme di foglie, simili appunto alla forma del fiore della rosa. Le piccole rosette laterali si possono prelevare ripiantandole in un vaso con del substrato sabbioso. Dopo un pò di tempo si potrà verificare la formazione delle radici. PIANTE VIVIPARE: Vengono definite vivipare le piantine che si formano sui bordi delle foglie succulente. Ad esempio la Kalanchoe daigremontiana presenta queste tipologie di piantine che si possono facilmente prelevare e ripiantare in piccoli gruppi, distanziandole ed evitare che si tocchino l’una con l’altra. Possiamo piantarle in vasi singoli, compattando bene il terreno. E’ molto importante quest’ultima operazione, dato che per radicare la piantina deve stare ben a contatto con la terra. Fare attenzione alle annaffiature, meglio immergere il vaso in un recipiente con dell’acqua che bagnarle dall’alto. Per garantire miglior successo per ogni tipologia di talea di cactacee e succulente, è consigliato far asciugare alcune ore i tagli prima di interrare il materiale prelevato. Nel momento del futuro trapianto, scegliere sempre il substrato adatto a questo genere di piante (Terriccio per cactacee). Nel blog puoi inoltre leggere, un articolo dedicato interamente alle talee di foglie e radici.

Azalee e Rododendri, coltivazione e moltiplicazione.

Sono entrambe originarie dell’Asia e della stessa famiglia, hanno molte caratteristiche in comune. Azalee e Rododendri, vediamo la coltivazione e la moltiplicazione. Le Azalee come i Rododendri sono piante molto apprezzate e coltivate in molti giardini italiani, maggiormente in quelli delle regioni settentrionali. Appartenenti alla stessa famiglia delle Ericaceae, comprendono moltissime specie diverse tra loro, e si differenziano per fascia climatica ed aspetto (erbaceo perenne, rampicante, cespuglioso o alberello). Proprio a causa delle tantissime specie si è pensato di suddividerle in sottogeneri, otto in tutto di cui tre sono quelle più conosciute: Rhododendron – Pentanthera e Tsutusi. Rhododendron, comprende proprio i Rododendri con specie più diffuse che provengono da Cina e Giappone. Le piante di Rododendri che troviamo in commercio sono per lo più ibride, elaborate con numerosi incroci con le varietà orticole. Pantanthera e tsutsui, da qui vengono selezionate le Azalee. Hanno uno sviluppo più compatto, foglie più piccole e fiori di minori dimensioni rispetto alla categoria sopra. Le Azalee si suddividono in decidue, cioè la varietà denominata Mollis, e Azalee sempreverdi cioè la Japonica. Caratteristiche e coltivazione. Anche se appartenenti alla stessa famiglia, Azalee e Rododendri, hanno qualche caratteristica che li differenza e li rende riconoscibili l’uno dall’altra. Presentano entrambi foglie disposte sui rami in modo alterno, spesse, lucenti, coriacee e di forma oblunga o lanceolata. I fiori sbocciano sulle ascelle fogliari e sono di forma schiacciata e di numero limitato nelle Azalee, più globosi, più grandi ed a forma di coppa composta dall’insieme di 10 o più fiori nei Rododendri. Fioriscono solitamente a primavera. La coltivazione delle due specie è semplice, ma vanno rispettati alcuni criteri che permettono la sopravvivenza e la crescita dalle piante. Ad esempio il terreno che ospiterà queste specie dovrà avere un PH fra 4,5 e il 6 (non calcareo). E’ consigliato scegliere un buon terriccio per acidofile, in modo da consentire un buon drenaggio dell’acqua. (Guarda il consiglio nel link evidenziato in blu). Per assicurarsi un buon drenaggio si potrà mescolare del lapillo vulcanico, che in aggiunta arricchirà il terreno con microelementi. Torba acida mescolata a foglie di castagno o quercia ed aghi di pino preferibilmente compostati, hanno la funzione di acidificante. I rododendri e le Azalee prediligono un’esposizione ombreggiata, con qualche raggio di sole nelle prime ore del mattino. E’ preferibile mettere la pianta al riparo dai venti freddi e dalle gelate, soprattutto nel settentrione. I Rododendri e le Azalee amano un substrato sempre umido ma mai inzuppato. E’ importante non far seccare del tutto il terreno; uno squilibro idrico è la causa di problemi come il mancato accrescimento e la caduta di fiori e foglie. Durante l’estate, oltre ad aumentare la frequenza idrica, è consigliato nebulizzare le foglie della pianta, da fare solo se in salute. La concimazione va eseguita durante la ripresa vegetativa, con un fertilizzante più ricco di azoto ad inizio primavera ed un fertilizzante più ricco di potassio a fine estate. Il potassio consentirà alla pianta di prepararsi alla stagione invernale, stimolando la fioritura successiva. Azalee e Rododendri, moltiplicazione Le Azalee ed i Rododendri si possono moltiplicare per semina, talea e propaggine. Vediamo come e quale conviene fare. La moltiplicazione per seme è consigliata eseguirla solo nel caso si voglia selezionare nuove varietà; anche perché essendo per la maggiore specie ibride, molto difficilmente riusciremo ad ottenere piante con caratteristiche uguali alla pianta madre. La semina si esegue da metà gennaio ai primi di marzo, in ambienti protetti, ad una temperatura di 15/17 gradi. Solo nel momento in cui le piantine saranno composte da 3/4 foglioline, si potranno spostare in vasi più capienti, mescolando torba e terriccio per acidofile in parti uguali. La crescita richiede molto tempo, durante l’estate le piccole piantine nate da seme possono sostare fuori, per poi ritirarle al coperto durante la stagione fredda. Soltanto nella primavera seguente saranno pronte al trapianto. La moltiplicazione per talea è quella più indicata, che garantisce maggior successo. Con questa tecnica si possono riprodurre sia le specie ibride, sia quello più rustiche. Il procedimento è abbastanza semplice. Si potrà procedere da luglio fino ad agosto, prelevando porzioni di rami dell’anno appena legnificati (talea semilegnosa) di circa 10/15 cm di lunghezza. Vanno eliminate le foglie più basse lasciando soltanto una/due coppie apicali che si possono anche dimezzare. Interrare la talea, immergendola prima nella polvere radicante, in un vaso da 10cm con un composto di torba e sabbia; ricoprire con un telo di polietilene trasparente e mettere all’ombra. Se si ha un semenzaio con base riscaldata lo si può utilizzare per velocizzare la radicazione. Nebulizzare di tanto in tanto il terreno mantenendolo sempre umido, ridurre la frequenza in inverno ma non far seccare mai il substrato. Le talee dovrebbero radicare in 1/2 mesi e tenute a riparo durante l’inverno. La propagazione per propaggine è un’altra tecnica con cui potreste riprodurre le Azalee ed i Rododendri. E’ una tecnica che potrai vedere cliccando il link in blu sopra e consiste nel far radicare un ramo ancora attaccato alla pianta madre, incurvandolo e sotterrandolo. Non è molto indicata, in quanto i tempi di radicazione sono molto lunghi, anche fino a 2 anni. Potatura. La potatura non è necessaria. Ciò che si può fare negli esemplari giovani è quello di cimare la pianta subito dopo la fioritura, per favorirne l’accrescimento. La pianta emetterà nuovi rami laterali che andranno in fiore dopo due anni. La cimatura dei fiori è una regola che va sempre eseguita, per non portare la pianta a formare i frutti contenenti i semi, evitandogli un ulteriore sforzo. Per Azalee e Rododendri più anziani, si può eseguire una potatura di mantenimento per donargli ordine e forma, oppure drastica di ringiovanimento, quando l’esemplare è molto vecchio, poco vigoroso e non produttivo, stimolando la produzione di vegetazione nuova.

Divisione dei cespi. Un metodo semplicissimo per propagare piante.

Un altro metodo di propagazione che si può utilizzare nel giardinaggio amatoriale è la divisione dei cespi. E’ una delle tecniche più semplici! Vediamo come fare. Chi segue il blog, ha potuto leggere gli argomenti precedenti, vedendo ed imparando qualcosa in più su alcune tecniche che abbiamo già trattato. Altrimenti se sei un nuovo visitatore, puoi fare un salto nella categoria: metodi di propagazione. Oggi, in questo nuovo post, tratteremo un’altra tecnica. Come sappiamo la talea è il metodo più utilizzato e conosciuto nel giardinaggio amatoriale. Ma alcune piante, soprattutto le erbacee perenni, ci danno la possibilità di propagarle utilizzando un metodo molto più semplice e veloce tra tutte le tecniche. Questo metodo si chiama divisione dei cespi. Ora vediamo cos’è e come metterla in opera. Cos’è e come fare. La divisione dei cespi è un metodo molto semplice che garantisce piante di buona qualità in modo rapido, viene utilizzato soprattutto per le piante erbacee perenni. Le perenni sono piante che sopravvivono alle fredde temperature invernali, la parte aerea dissecca per poi riprendere a vegetare a primavera. Durante l’autunno queste piante entrano in uno stato di riposo, sopravvivendo grazie alle radici dormienti. Un esempio di piante che possiamo propagare per divisione sono: Viole, Ellebori, Margherite, Campanule, Delphinium, Verbene, Gaillardia e molte altre ancora. La divisione dei cespi, oltre ad essere un metodo per propagare le piante erbacee perenni, è un’ottima tecnica che ridona vitalità alla pianta stessa. Infatti queste specie, tendono a moltiplicarsi spontaneamente, allargando rami e radici che riescono ad occupare tutto lo spazio a disposizione. In questo caso, le piante più vecchie perderanno vigore e pian piano renderanno sempre meno. Se rinvasate, ringiovaniremo la pianta ridonandogli vitalità. Vedremo di seguito, in che modo intervenire. Come fare: Scelta la pianta erbacea da propagare, prendiamo l’occorrente utile per l’operazione, quindi guanti e paletta. In alcuni casi possono bastare anche le mani. Nel caso la pianta sia di grandi dimensioni e interrata nel giardino, sarà meglio utilizzare una pala. Per prima cosa, dovremmo staccare la terra dai bordi del vaso che contiene la pianta, oppure scavare un solco con la pala intorno al cespo in giardino, cercando di estrarre completamente il pane di terra, con tanto di radici compatte. Una volta estratta la pianta, dal vaso o dal giardino, elimineremo le radici più vecchie, riducendo un pochino il pane di terra con le mani o la paletta. Non esagerare con questa operazione, si rischia di rimanere con cespi troppo piccoli. Ora suddividiamo la pianta in due parti. La piantina ottenuta per divisione, dovrà contenere il pane di terra compatto con le radici, ed almeno un ciuffo di fusto e foglie, oppure due o più germogli. La divisione dei cespi è un’operazione che va effettuata in autunno, oppure a primavera, all’inizio della ripresa vegetativa. Se effettuata nel periodo di marzo-aprile, possiamo munirci di un paio di cesoie, per eliminare i fusti ingombranti e danneggiati dall’inverno. La pianta ottenuta per divisione è già pronta per essere interrata nel vaso scelto, o in giardino. Basta scavare una buca delle dimensioni giuste, aggiungendo un buon terriccio soffice, ricompattando il terreno per poi annaffiare. Se vogliamo applicare questo metodo solo per ringiovanire una pianta vecchia, il procedimento è lo stesso. Invece che dividere la pianta in due parti, una volta estratta dalla dimora, elimineremo le radici vecchie riducendo il pane di terra, per poi rinterrarla aggiungendo del terriccio nuovo, compattiamo ed annaffiamo. Successivamente elimineremo i fusti più vecchi, riducendo e donando al cespuglio una forma migliore.

Come e quando fare una talea di Geranio.

La talea di Geranio è una delle più semplici da fare, soprattutto per chi è alle prime armi e vuole imparare. Vediamo come e quando. Il Geranio a pari con la Rosa, è una delle piante più utilizzate nei balconi e nei giardini, per ornare l’esterno della casa, grazie alla loro forma cespugliosa e la fioritura colorata che dura un’intera estate. Diciamo anche di più, infatti la pianta può essere produttiva già da metà primavera fino all’autunno! I Gerani sono resistenti a malattie e parassiti, apprezzati anche per questo e si adattano bene a qualsiasi posizione, ombreggiata o al sole. Anche le varietà sono tantissime, sul mercato sono stati introdotti molti ibridi, con molteplici colori e forme. Ma oltre ciò, per gli amanti del giardinaggio e soprattutto per chi vuole imparare a fare talee, il geranio è un’ottima base da cui partire per fare pratica. Le talee di Geranio sono semplici da eseguire e normalmente danno ottimi risultati, ma vediamo come fare. Talea di Geranio, come fare. La talea di Geranio, con il metodo descritto sotto, si esegue da metà agosto in poi, ma siccome è una pianta piuttosto generosa, questo procedimento si può eseguire anche a primavera, con la ripresa vegetativa. Ecco come fare. Si sceglie la, o le specie di Geranio che abbiamo a casa e ci piacciono di più, assicurandoci che siano piante sane e da poco irrigate. Si sceglie un ramo apicale, preferibilmente che non porta il fiore e si taglia al terzo nodo partendo dall’apice del rametto. Quindi la talea dovrà essere lunga 10, massimo 15 cm. Eliminiamo tutte le foglie basali lasciando le ultime due in alto, in caso ne abbia, anche fiori e boccioli. Ora i rametti per le talee sono pronti ed andranno lasciati ad asciugare per qualche ora all’ombra, prima di essere interrati. Passato tale tempo, prendiamo un vasetto, lo riempiamo di terriccio composto da torba e sabbia, questa composizione aiuta a mantenere elevata l’umidità del terreno, ed aiutandoci con un bastoncino, foriamo la terra ed interriamo la talea. Un buon terriccio adatto al caso, ma soprattutto adatto alla propagazione è questo che trovi su Amazon: BioBizz terriccio 20Lt Tempi di radicazione. Interrata la piccola porzione di Geranio, inumidiamo per bene il terreno e posizioniamo la talea all’ombra. Nei giorni successivi, irrigare il Geranio con un spruzzino e con poca acqua, facendo passare alcuni giorni tra un’annaffiatura e l’altra. Non bagnare il terreno dall’alto e non eccedere con l’irrigazione, in modo da evitare la comparsa di malattie fungine. La futura piantina, impiegherà circa 20 giorni o poco più a formare il nuovo apparato radicale. Nel caso il procedimento è stato eseguito da agosto in poi, il nuovo Geranio nato da talea, dovrà essere protetto dalla stagione invernale, mettendolo in un luogo riparato e luminoso, o garantendogli un’adeguata riparazione dal gelo. Nella primavera successiva, la pianta sarà pronta al trapianto. Leggi qui: Come coltivare un Geranio 

La propaggine. Un’altra tecnica di propagazione.

La propaggine è un metodo molto semplice e sicuro per moltiplicare alcune specie di piante, ma richiede più tempo delle talee. Vediamo come si procede e di cosa si tratta. La propaggine è un metodo di propagazione semplice, utilizzabile a livello amatoriale, sicuro ma lento a confronto di tanti altri metodi di propagazione. Può richiedere anche un anno o poco più, prima che la nuova pianta emetta radici. Questa tecnica consente comunque di aver maggior successo, utilizzabile in caso di insuccesso nella moltiplicazione per talee di alcune specie. La propaggine è una tecnica adatta per alcune specie rampicanti, piccoli arbusti, arboree e alcune piante ornamentali. E’ adatta per tutte le piante che emettono rami lunghi, ricadenti e flessibili, in grado di arrivare a toccare il suolo. Infatti si sfrutta la capacità di emettere radici dal ramo inciso, qualora venga a contatto con il terreno. La pianta propagata per propaggine, ha il vantaggio di rimanere collegata e nutrita dalla pianta madre, quindi rispetto alla talea, è esposta a meno rischi. Per questo ciò che non ci riesce per la talea, se predisposta, potremmo optare a moltiplicare la specie con questa tecnica, che ora spiegherò meglio in questo articolo. Come procedere. Scelta la pianta da moltiplicare, la prima cosa da fare sarà quella di eliminare tutte le erbacce e le infestanti, che si trovano nella zona dove interreremo il ramo. Scegliamo un ramo basale, sano, vigoroso, flessibile e preferibilmente dell’anno. Pieghiamolo verso il suolo e scaviamo una buca nel punto dove verrà a contatto, a circa 30 cm dalla pianta madre e profonda 10-15 cm. Si esportano tutte le foglie vicino alla parte del ramo che verrà interrato, si incide eseguendo un taglio a linguetta nel punto che andrà a contatto con il suolo e si interra nella buca preparata precedentemente. Il ramo dovrà essere fissato con del fil di ferro o un gancio ad U. Ora ricoprire la buca e compattare il terreno. Come in ogni articolo che riguarda la moltiplicazione, ribadisco che per ottenere maggior successo nella talea, semina o qualsiasi altra tecnica, consiglio di usare sempre un buon terriccio adatto alla propagazione. Ad esempio un terriccio di qualità, soffice e quindi ottimo per la moltiplicazione è questo: BioBizz terriccio 20LT, in vendita al prezzo di 13,09 E. su Amazon. (Il prezzo può subire variazioni). L’altra parte del ramo, la cima o la parte apicale, andrà tenuta fuori dalla buca, mantenendola in posizione verticale. Si può legare ad una canna di bambù o un altro tipo di sostegno. A questo punto annaffiare il terreno. E’ importante tenere umida e periodicamente concimata la zona. Con un lasso di tempo che va da alcuni mesi fino ad un anno, o poco più, nella parte interrata si svilupperà l’apparato radicale e pian piano nuovi germogli. E’ il momento di separare la nuova pianta da quella madre, tagliando il ramo che fa da legame, scavando ed asportando la piantina compatta di radici. La propaggine multipla. Non è altro che il procedimento sopra descritto, ma con la variante che il ramo da propagare, viene interrato e fatto uscire più volte dal terreno, a serpentina. Per effettuare una propaggine multipla, il ramo scelto dovrà essere lungo più di un metro e flessibile al punto da subire più di una flessione. Questo procedimento è di fatto maggiormente indicato per piante rampicanti come Clematidi, Glicini e Gelsomini. Articoli che potrebbero interessarti: Talea erbacea legnosa e semilegnosa moltiplicare le piante. Consiglio: polvere radicante. Sia nel caso della propaggine semplice che multipla, per velocizzare la radicazione, è consigliato usare la polvere ormonale radicante, da spargere sull’incisione. Queste polveri non sono tossiche né per l’uomo e né per gli animali, ma agiscono solo sulle piante, aiutandole a radicare con più facilità. Un’ottima polvere radicante, oltre che nei centri di giardinaggio, la si trova in vendita su Amazon al prezzo di 9,70 Euro. Polvere radicante per talee (FITO). ( Il prezzo può subire variazioni).

Talea erbacea, legnosa e semilegnosa. Moltiplicare le piante.

La talea è uno dei metodi di moltiplicazione delle piante, tra i più semplici, che da ottimi risultati. Vediamo in questo post le talee erbacee, legnose e semilegnose, le caratteristiche e come farle. La talea è un ottimo metodo usato per moltiplicare una specie vegetativa, tra cui le nostre piante da giardino e balcone preferite. Questo metodo è molto semplice, usato a livello amatoriale, in grado di ottenere nuove piante con le caratteristiche identiche alla pianta madre, da cui abbiamo prelevato la talea. Ci sono diverse tipologie di talea. In questo articolo andremo ad approfondire quelle di fusto. A secondo del grado di maturazione del ramo, vengono classificate e si distinguono in talee erbacee, legnose e semilegnose. Talea erbacea. Chiamata anche talea di legno tenero, questo tipo di talee si eseguono a primavera, fino a metà estate se coltivate all’aperto, tutto l’anno se coltivate in serra. Si prelevano, oltre che dalle varie specie erbacee, da piante arbustive ed arboree, prima che inizino a lignificare. Si possono prendere talee erbacee di cima o di ramo, utilizzando germogli non fioriti e privi di gemma da fiore. La lunghezza della talea erbacea dovrà essere di 5-10 cm, possiamo lasciare 3-4 foglie, eliminando quelle basali. La pianta madre che vogliamo moltiplicare dovrà essere in salute, priva di malattie e parassiti. Soprattutto è importante che sia idratata e mai secca. E’ consigliato annaffiare la pianta il giorno prima di prelevare la talea. Come fare. Scelta la specie da moltiplicare, prendiamo un coltello ben affilato e recidiamo un ramo, eseguendo un taglio obliquo, appena sotto il nodo di una foglia. I nodi sono le parti rigonfie della pianta, dove vengono immagazzinate tutte le sostanze nutritive necessarie per lo sviluppo di fiori, frutti e germogli laterali. Utilizzeremo dei vasi o cassette, oppure un propagatore che riempiremo di un buon terriccio, composto da torba e sabbia. Per stimolare la talea erbacea ad emettere radici, è necessario utilizzare un buon terriccio, adatto alla semina e taleaggio e un’adeguata umidità. Consiglio di disinfettare il taglio con un fungicida per evitare marciumi. Per non danneggiare il tenero fusto erbaceo, utilizzare un bastoncino per forare il terreno precedentemente inumidito, dove alloggeremo la talea ad una profondità di 2 cm ed innaffiare con un nebulizzatore. Ora potremmo ricoprire i vasi, oppure il propagatore con l’apposito coperchio, con il telo di plastica, oppure con il fondo di una bottiglia tagliata a metà, affinché le nuove piantine non avranno radicato. Dobbiamo posizionare le talee in una zona ombreggiata ma luminosa. Le piantine dovranno sopravvivere alcune settimane affinché il taglio cicatrizzi, formando il callo da dove si svilupperanno le radici. Quando dai nodi delle talee si formano nuovi germogli, è il segnale che la piantina ha radicato. Ora possiamo rimuovere la copertura abituando le piante alla luce e progressivamente al sole. Se necessario, le talee sono già pronte al trapianto. Talea semilegnosa. Le talee semilegnose si prelevano dalla pianta madre dalla metà sino alla fine dell’ estate, quando l’estremità del ramo scelto è ancora verde. Questo tipo di talee sono più lignificate rispetto a quelle erbacee, meno rispetto a quelle legnose. Radicano più lentamente rispetto alle precedenti, ma hanno maggiori possibilità di sopravvivere. Questo è il metodo migliore per riprodurre molti tipi di arbusti, tra questi le Camelie. Nel blog c’è un articolo che riguarda proprio la moltiplicazione di questa specie, se vuoi saperne di più, puoi leggere questo post: Camelie l’ora della potatura e della moltiplicazione. Come procedere. Si tagliano e prelevano rami lunghi 10-15 cm, scegliendo quelli più giovani dell’anno corrente, con alla base una porzione del ramo portante più vecchio. Si distingue dal colore, che sarà più chiaro rispetto al ramo già lignificato. Il ramo più vecchio è chiamato tallone e non tutte le talee semilegnose lo hanno. Eliminare le foglie basali ed i germogli più vicini al tallone, lasciando le ultime 2 o 3 foglie, intere oppure riducendole a metà, dimezzandole. Immergere la base della talea in una polvere ormonale radicante ed interrarla a 5 cm di profondità. Il vaso o il contenitore scelto, dovrà essere riempito di torba umida e sabbia di fiume. Un buonissimo terriccio, appositamente preparato per taleaggio e semina, composto da torbe del nord, puoi trovarlo qui su Amazon: Terriccio per semina Bio – Compo sana. Non appena interrate le nostre talee semilegnose, procediamo annaffiandole. I vasi o i contenitori contenenti le talee, andranno ricoperti per il primo periodo, con un telo trasparente, appositi coperchi o si può scegliere la solita bottiglia di plastica, al riparo dal sole diretto. Mantenere il terriccio umido. Entro la primavera successiva le piantine rimaste in vita avranno sviluppato un buon apparato radicale. Ad autunno saranno abbastanza grandi, per subire il trapianto. Talea legnosa. Le talee legnose, rispetto alle erbacee e alle semilegnose, si possono mettere a radicare direttamente all’aperto invece che in vaso. Il periodo in cui si può effettuare è in autunno, quando le piante entrano nel periodo di dormienza. Le talee legnose si prelevano principalmente da arbusti decidui, ma anche da qualche sempreverde. Come fare. Le talee legnose si prelevano dai rami maturi della stagione in corso, vanno tagliate appena sopra un nodo, con una lunghezza di 25-30 cm. Se l’arbusto scelto è deciduo, si dovrà attendere la caduta di tutte le foglie, se invece si tratta di un sempreverde, reciso il ramo per la talea, eliminare le foglie vicino al taglio. Ora scegliamo un punto del nostro giardino dove coltivarle e scaviamo un solco a V, con un lato verticale. Riempire il fondo di torba e sabbia di fiume per migliorare il drenaggio ed inserire le talee, interrandole per metà della loro lunghezza. Mantenere 10 cm di distanza l’una dall’altra. Ricoprire e ricompattare il terreno. Le talee legnose messe a radicare in autunno, impiegheranno fino ad un anno per formare l’apparato radicale. L’autunno dell’anno seguente possono essere prelevate per metterle a dimora. L’importanza della polvere radicante. La polvere radicante nella foto è consigliata dal blog, è in vendita su Amazon al prezzo di 11,90 Euro. (Prezzo soggetto a …

Camelie, l’ora della potatura e della moltiplicazione.

Per chi possiede una o più piante di Camelie, questo è il periodo per dedicarsi alla potatura o pulizia della pianta, ma anche della moltiplicazione. La Camelia è una pianta di grande prestigio ornamentale, che vive in moltissimi giardini italiani, tra cui anche nel mio. Il genere comprende più di 100 specie e diverse sono le colorazioni, forme e dimensioni dei loro fiori. Sono piante dal portamento arbustivo che in natura può raggiungere anche i 15/20 metri d’altezza, poco inferiore se coltivata in giardino. Fioriscono nei mesi freddi fino alla primavera, per poi entrare a riposo vegetativo durante l’estate. E’ proprio questo il periodo in cui la nostra Camelia non avrà più alcun fiore, quindi si potrà agire ripulendo la pianta, ridandogli vigore. Ma vediamo come e cosa fare proseguendo l’articolo. La Potatura della Camelia. La potatura non è una pratica indispensabile per la Camelia, ma si può intervenire rimuovendo i rami vecchi e danneggiati dagli agenti atmosferici ed i rami scomposti e troppo vigorosi, cioè quelli cresciuti in maniera disordinata, divenuti anche ingombranti. Nel caso la vostra Camelia sia di medie o grandi dimensioni, è sempre un bene rimuovere i rami che crescono verso il centro della pianta, che impediscono l’entrata della luce. Quindi doneremo alla Camelia una sagoma più ordinata e pulita. Questi interventi si effettuano dopo la caduta dei fiori, quindi nel periodo che va da giugno, sino a prima della nascita dei nuovi boccioli. Nel caso la pianta presenti un numero elevato di boccioli, possiamo decidere di diramarli, cioè toglierne alcuni. Questa pratica serve a non sottrarre toppa energia ed aumentare la dimensione dei fiori. Ricorda che quando effettui la cimatura della tua Camelia, molti rami che togli, potranno tornarti utili per la moltiplicazione della specie. Ma ora vediamo i metodi e come fare. Come moltiplicare la Camelia. I metodi con cui possiamo moltiplicare le Camelie in ambito amatoriale sono tre: per seme, per talea e per propaggine. Vediamo come. Moltiplicazione per seme. E’ la tecnica usata sia da vivaisti per selezionare nuove varietà, sia a livello amatoriale in quanto la più semplice. I semi si troveranno all’interno dei frutti della camelia, sono capsule a forma sferica di colore verde chiaro all’inizio, per poi diventare rossicce una volta maturate. A fine estate, verso il periodo di agosto, i frutti seccarono e si apriranno in tre parti liberando i semi al loro interno. E’ questo il periodo in cui possiamo prelevarli. Possiamo raccogliere i frutti secchi dalla pianta, aprendoli manualmente. I semi sono scuri e tondi, di circa 1 cm di diametro e vanno seminati il prima possibile. Come seminare: Dopo aver raccolto i semi, procederemo alla semina. Ecco come. Prendiamo dei vasetti di piccole dimensioni che riempiremo di un buon terriccio adatto alla semina, composto da torba e sabbia in parti uguale. Completata questa operazione, poniamo il semino nel vaso, ad una profondità di due volta la grandezza del seme e ricoprire. Ora che i vasetti sono pronti, bagnare con un nebulizzatore e metterli nel semenzaio o in un propagatore fatto in casa, ricoprendo con l’apposito coperchio o con la pellicola trasparente. Tenere costantemente il terreno umido, nebulizzando il terriccio e richiudere il semenzaio. Tenere il propagatore in un luogo umido con una temperatura di 20° circa. Il seme all’inizio emetterà solo il fittone che non sarà influenzato dalla luce. Serve molta pazienza, dopo qualche mese vedrete spuntare i primi germogli, che almeno per il primo periodo cresceranno lentamente. Ora andranno spostati gradualmente alla luce, tenendoli all’ombra. Quando la piantina nata da seme metterà 4-5 foglie, sarà cresciuta al punto da subire il trapianto. Riprodurre la Camelia da seme è un metodo che richiede estrema pazienza, anche la fioritura non avverrà prima di 4 anni. Moltiplicazione per talea. E la tecnica migliore da effettuare, più veloce e con possibilità più alte di avere un esemplare dalle caratteristiche della pianta madre. Ecco come procedere. (Leggi tutti i passaggi della talea di Camelia qui) In estate si prelevano i rami dell’anno, cioè quelli più giovani. Si riconoscono dal colore più chiaro del ramo, più morbido e non ancora lignificato. Ricaviamo porzioni lunghe 15-20 cm, eseguendo un taglio a becco di flauto, eliminare le foglie in esubero lasciando le due apicali e sbucciare la base del ramo. Eseguite queste operazioni, riempiamo un vasetto di torba e sabbia, preparare un foro dove porre la talea che dovrà essere interrata per almeno la metà della sua lunghezza. Annaffiare nebulizzando il terreno e ricoprire la talea di Camelia con una mezza bottiglia di plastica. Le annaffiature tramite nebulizzatore dovranno essere brevi e frequenti. La radicazione varia a secondo della specie, può avvenire nell’arco di 4-5 mesi nei casi più fortunati, ma il periodo potrà essere anche più lungo o sfortunatamente può non avvenire. Il consiglio: La maggior parte delle piante propagate per talea, non ha problemi nella radicazione naturale. Ma ci sono specie, come ad esempio le Camelie, che hanno quasi sempre bisogno di uno stimolo ormonale. In commercio ci sono molte polveri ormonali che promuovono lo sviluppo delle radici. Questi prodotti agiscono solamente sulla pianta e non risultano tossici ne per uomo ne per gli animali. Moltiplicazione per propaggine. E’ la tecnica che da esiti più certi nel caso le nostre talee non vogliono saperne di radicare. La propaggine delle Camelie è più lenta della talea, ma vediamo come funziona. Per ottenere una nuova pianta per propaggine, si agisce sui rami inferiori, quelli più bassi e sottili, in grado di subire un inclinazione. Quindi dobbiamo scegliere il ramo, incurvarlo e se il ramo è molto flessibile e riesce a toccare terra, prepariamo una buca. Prendiamo il ramo e sbucciamo la parte inferiore. Fatta questa operazione incliniamolo, ponendo la parte sbucciata all’interno della buca, fissandolo con una forcella od un gancio ad U e ricoprire la buca di torba e sabbia. Sarà necessario mettere un sostegno al ramo che rimane all’esterno della buca. Dopo 2 anni la pianta avrà radicato, si potrà staccare dal vecchio ramo, estrarre la nuova piantina e …